sabato 23 novembre 2013

Violenza sulla moglie, condannato a sei anni di reclusione


BACOLI - Un vortice infernale tra le mura domestiche durato per anni. Il timore di non farcela, poi la denuncia del marito e, all’orizzonte, una vita serena con il figlio. È la storia di Adriana Di Colandrea, vittima di violenze e soprusi da parte dell’uomo che aveva sposato.

Lo scorso 14 novembre, i giudici della III Sezione della corte di appello di Roma lo hanno condannato ad una pena di sei anni per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. La fine di un incubo e una vittoria per la signora Adriana Di Colandrea, difesa dall’avvocato ProcoloAscolese.

In I grado, il processo penale si era concluso nel settembre del 2011 con la condanna a due anni di reclusione per l’ex marito che, difeso dall’avvocato Stefano Montesi, in appello è stato condannato a sei anni, alla interdizione dai pubblici uffici, al pagamento delle spese legali e alla interdizione legale durante la pena, oltre al risarcimento dei danni materiali. Una storia dalla inaudita violenza fatta di comportamenti lesivi della dignità e della incolumità fisica della signora, che ad un certo punto ha detto basta.

Rimandare a domani e sperare di recuperare una storia finita tra le maglie della violenza non serviva più a niente. Se ne è resa conto quando ha letto il terrore anche negli occhi di suo figlio. Così ha denunciato il marito, con cui viveva a Roma, ed è ritornata a Bacoli con il bambino. Per ricominciare. Lontano dagli abusi, dalle minacce e dagli insulti diventati quotidiani.


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Giugliano. Arrestato per stalking alla ex moglie Minacce, molestie telefoniche e violenza gratuita anche davanti ai figli


GIUGLIANO. Un 40enne, residente a Scampia, dal 2012 perseguitava la ex moglie con appostamenti fuori l'abitazione della donna, minacce verbali e telefoniche, fino allo sfociare nella violenza gratuita. I Carabinieri hanno arrestato l'uomo per stalking e lesioni personali contro la sua ex moglie, 31 anni di Giugliano, e lo hanno condotto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione . Dopo la separazione il comportamento dell'uomo era degenerato fino a far precipitare le continue liti in veri raptus di violenza. La donna ha raccontato alle forze dell'ordine i soprusi che subiva fin dall'anno scorso e di essere stata oggetto di maltrattamenti , da parte dell'arrestato, anche davanti ai figli piccoli, spesso attraverso il lancio di oggetti pesanti come sedie e tavoli. La denuncia della donna, grazie anche alle nuove leggi in materia di stalking e maltrattamenti, ha così posto un freno al comportamento dell'ex marito, che avrebbe potuto anche sfociare in situazioni ben più drammatiche. Giorno dopo giorno aumentano sempre più i casi di violenza di genere e nell'hinterland stanno nascendo progetti per aiutare le vittime di stalking. Tra le associazioni presenti sul territorio a Marano, l'associazione Frida Kahlo, ha aperto un consultorio per aiutare le donne in difficoltà, mentre a Villaricca Donne&Diritti porta avanti una campagna di sensibilizzazione, con vari meeting e convegni, per studiare quali siano soprattutto i motivi che spingono gli uomini a sfogare la propria violenza contro l'altro sesso.




venerdì 8 novembre 2013

Confessa delitto moglie: prescritto

Salvo dopo 22 anni, senza aggravanti
"Si è goduto la vita". E' l'amara conclusione cui i familiari di Teresa Bottega, la donna uccisa nel marzo del 1990 dal marito Giulio Cesare Morrone, per il cui omicidio, confessato dopo 22 anni, non sconterà nemmeno un giorno di galera. Il motivo? Il giudice Gianluca Sarandrea ha deciso che quel delitto è prescritto, perché durante il processo con rito abbreviato che si è tenuto nel 2013, il giudice non ha riconosciuto i futili motivi.

Solo quella aggravante, infatti, avrebbe reso il reato imprescrittibile. Per l'articolo 157 del Codice Penale, non vi è prescrizione di reati che prevedono la pena dell'ergastolo. E, in questo caso, il non riconoscimento delle aggravanti, ha permesso a Morrone di evitare appunto il carcere a vita, anticamera della prescrizione del reato, dopo 22 anni.

All’epoca il caso venne rubricato come scomparsa volontaria, dato che la donna, 35enne, sembrava essersi allontanata per ragioni legate ai rapporti incrinati con il marito. La denuncia di scomparsa venne fatta dalle sorelle sette mesi dopo, nell’ottobre del 1990, e il marito confermò l’allontanamento della moglie aggiungendo che già un’altra volta la 35enne se n’era andata dopo un litigio.

Molti anni dopo la confessione, prima al parroco e poi agli inquirenti. Infine il processo e la sentenza, scandalosa per i familiari della vittima, e la libertà.
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S.Agata de' Goti, romena ridotta in schiavitù arrestata coppia di connazionali


Avevano costretto la donna di 29 anni a fare la badante dopo aver tentato di farla prostituire. La giovane viveva segregata in un appartamento nel comune del Beneventano senza documenti e senza telefono. E' stata un'amica della vittima a far scattare l'allarme


Avevano ridotto in schiavitù una romena di 29 anni, costringendola a lavorare da badante dopo aver tentato di farla prostituire. A scoprire l'odissea della straniera i carabinieri della stazione di Solopaca, con quelli della compagnia di Cerreto Sannita, che nella notte hanno arrestato un uomo ed una donna, entrambi romeni, di 40 e 37 anni.

L'operazione ha avuto inizio in seguito ad una telefonata pervenuta da una connazionale amica della vittima che ha segnalato al 112 gli abusi costretti a subire dalla vittima da parte dei due aguzzini, i quali avevano prima tentato di farla prostituire e dopo costretta a lavorare, contro la sua volontà per loro conto, quale badante presso una famiglia residente a Solopaca. Immediatamente la centrale operativa della Compagnia di Cerreto Sannita ricevuta la segnalazione, proveniente da fuori regione, ha allertato la Stazione di Solopaca e gli accertamenti hanno permesso subito di rintracciare la giovane donna presso una famiglia del centro dove svolgeva l'attività di badante da un solo giorno.

La giovane in caserma ha denunciato di essere stata attirata in Italia dai due connazionali con tante belle promesse, ma appena giunta - circa 10 giorni prima - la coppia l'aveva tenuta segregata in un appartamento di Sant'Agata dei Goti. Qui, dopo averla privata dei documenti d'identità e del telefono cellulare, allo scopo d'impedirgli qualsiasi forma di contatto con l'esterno, l'avevano prima, con violenze, minacce e vessazioni di ogni genere, spinta a prostituirsi e dopo costretta a lavorare quale badante.