sabato 15 febbraio 2014

10 anni accusata di aver rubato 70 cent, torturata a morte

Una bambina di 10 anni, impiegata come domestica a Lahore (Pakistan centrale), è stata selvaggiamente torturata e picchiata a morte perchè accusata dalla famiglia presso cui lavorava di avere rubato 100 rupie (0,70 centesimi di euro).

La notizia, pubblicata dal Pakistan Daily Times, ha suscitato indignazione e la veemente reazione delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani secondo cui questo «omicidio» è solo «la punta di un iceberg» dello sfruttamento dei minori pachistani.

La piccola, di nome Irum, era la minore di tre figlie di Zubada Bibi, una vedova che aveva pensato di toglierla dalla strada mandandola a servizio tre mesi fa in una casa di «persone per bene» di Lahore, per uno stipendio di 3.000 rupie (poco più di 20 euro) al mese.

La polizia, che ha registrato una denuncia per omicidio dopo la morte della bambina in ospedale, ha confermato che la padrona di casa ha confessato candidamente di averla legata e torturata per due giorni in presenza del marito e del figlio di 16 anni, fino a procurarle la morte, per «darle una lezione» riguardo al presunto furto.

L'autopsia ha confermato che sul cadavere della bimba sono stati rinvenuti ben 23 segni di tortura.
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domenica 9 febbraio 2014

Turchia, 19enne incinta condannata a morte: aveva disonorato la famiglia

Una ragazza turca di 19 anni incinta di otto mesi è stata strangolata e gettata in un pozzo dopo essere stata condannata a morte dal clan. A uccidere la giovane, che viveva in un villaggio del distretto di Viransehir, nell'Anatolia sudorientale, sono stati i due fratelli. L'accusa nei confronti della donna è quella di aver disonorato la famiglia. I due fratelli, con altri quattro membri del clan, sono stati arrestati.

Secondo quanto riporta la stampa locale, la 19enne, di nome Hacer, aveva avuto una relazione con un giovane poi partito per il servizio militare. Solo dopo quattro mesi la ragazza si era accorta di essere incinta ed era fuggita dal villaggio per timore della 'punizione' che avrebbe deciso il clan. Accolta da uno zio a Diyarbakir, la 'capitale' del Kurdistan turco, era stata poi richiamata nel suo villaggio con l'inganno. 

Poco prima della nascita del suo bambino la famiglia le aveva mandato messaggi di riconciliazione, invitandola a tornare: "Sei perdonata", le avevano garantito. Ma non era vero: il clan si era riunito e l'aveva condannata a morire, ignorando la madre che si era opposta alla decisione. I due fratelli della giovane, che erano andati a prenderla a Diyarbakir, per accompagnarla a casa, in realtà l'avevano portata in una zona deserta dove è stata strangolata. I due, insieme ad altri quattro membri del clan, sono stati arrestati

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Varese, 15enne lascia il fidanzato lui la stupra con gli amici e filma tutto

Una vendetta selvaggia. Contro la sua ex fidanzatina di 15 anni che lo aveva lasciato. Attirata in un trappola, stuprata e filmata secondo il racconto della vittima. Lui, un diciassettenne, non si rassegnava alla fine della breve relazione sentimentale con la giovane e avrebbe deciso di fargliela pagare, violentandola insieme a due giovani da poco maggiorenni. Il ragazzo e i due amici sono indagati dalla Procura di Busto Arsizio per violenza sessuale di gruppo. A denunciare l'episodio, i cui contorni sono ancora da chiarire, avvenuto nel parco di un museo a Busto Arsizio, in provincia di Varese, è stata la ragazzina. Sono ora in corso gli accertamenti dei carabinieri, coordinati dal pm di Busto Arsizio Pasquale Addesso, per verificare il racconto della vittima e ricostruire la vicenda.

IL RACCONTO
La studentessa ha anche riferito che il branco avrebbe ripreso lo stupro con un telefono cellulare, forse con l'obiettivo di ricattarla o pubblicare le immagini sui social network. Per questo i carabinieri hanno sequestrato i computer e il materiale informatico dei tre giovani in cerca del filmato che, finora, non è stato rinvenuto. La vicenda è avvenuta alcuni giorni prima di Natale ma è emersa solo ora. La vittima ha raccontato di aver subito gli abusi perché avrebbe deciso di interrompere la relazione con il diciassettenne, fratello di una compagna di classe. Così il giovane, dopo aver cercato inutilmente di riallacciare il rapporto, avrebbe deciso di vendicarsi attirando la ragazzina in una trappola. Secondo la testimonianza della quindicenne il ragazzo si è presentato a un appuntamento serale nel parco del Museo del tessile in via Volta, nel centro di Busto Arsizio, accompagnato da due amici che hanno compiuto da poco i 18 anni.

LE INDAGINI
La ragazzina sarebbe stata aggredita, immobilizzata e violentata a turno dai tre giovani, che avrebbero anche filmato la scena con il telefono cellulare. A quell'ora il parco era deserto, e nessuno si sarebbe accorto di quanto stava accadendo. Dopo alcuni giorni la ragazzina ha deciso di raccontare ai genitori la vicenda, della quale si sta occupando anche il Tribunale per i minorenni, e di sporgere denuncia contro i tre coetanei. Gli investigatori stanno analizzando il materiale informatico sequestrato alla ricerca del filmato dello stupro, forse già cancellato dai telefoni cellulari, che potrebbe essere un elemento chiave per fare chiarezza e accertare le responsabilità degli indagati.
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sabato 25 gennaio 2014

Caserta. Call center delle «squillo»: madre faceva prostituire entrambe le figlie

Quando una delle figlie non era disponibile, la madre provvedeva a rimpiazzarla mandando al lavoro nella casa di appuntamenti l'altra figlia: è quando hanno scoperto i carabinieri di Mondragone (Caserta), guidati dal capitano Lorenzo Iacobone, durante le indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che hanno consentito di smantellare un'associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione tra le province di Napoli e Caserta. 

La circostanza si legge dall'ordinanza firmata dal Gip di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) Gabriella Maria Casella. «Un caso desolante e turpe», lo ha definito il procuratore aggiunto Raffaella Capasso nella conferenza stampa tenuta questa mattina negli uffici della Procura. 

La donna (che non è indagata) era pienamente consapevole dell'attività svolta da una delle due figlie, al punto che quando la ragazza era indisposta la rimpiazzava con la sorella. L'organizzazione inoltre era ben strutturata; a gestirla due coniugi di Quarto, Luigi Tramontano di 43 anni e Federica Caiazzo di 25, finiti in carcere mentre gli altri 10 destinatari del provvedimento sono stati condotti ai domiciliari. 

La base operativa del gruppo era la villetta ubicata in una strada chiusa di Carinaro, affittata ad un prezzo di oltre 500 euro, più alto rispetto a quello di mercato, in quanto il proprietario Andrea De Luise (finito ai domiciliari) era consapevole dell'attività remunerativa che vi si svolgeva. 

I carabinieri hanno scoperto che in un giorno l'organizzazione ha guadagnato fino a 5 mila euro (le prestazioni andavano dai 60 ai 250 euro in caso di sesso di gruppo o altri giochi erotici). 

I vicini spesso si lamentavano tanto che il Comune inviò per un controllo il vigile urbano Vincenzo Picone il quale, invece di verbalizzare quanto visto, chiuse entrambi gli occhi ottenendo in cambio prestazioni sessuali. 

Nella villetta, sottoposta a sequestro, c'era anche il call center; a rispondere con voce suadente era una centralinista che indirizzava i clienti a Carinaro o nell'altra abitazione di Pozzuoli.
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Call center delle prostitute, ecco i nomi dei 12 arrestati

MONDRAGONE - I carabinieri della Compagnia di Mondragone, coadiuvati dai militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta, hanno dato esecuzione a 12 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché di concessione in locazione di abitazioni a scopo di esercizio di case di prostituzione. Contestato anche il reato di associazione per delinquere.

Le indagini, svolte dai carabinieri di Mondragone - per circa un anno e mezzo, a partire dall'inverno del 2012 - e coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, si sono avvalse soprattutto di intercettazione telefoniche e ambientali e hanno riguardato, in particolare, la "gestione", da parte degli indagati, di due abitazioni, a Carinaro e a Pozzuoli, apparentemente "centri di massaggi", in realtà autentiche case di prostituzione di giovani donne, italiane e straniere. Ognuno dei soggetti rivestiva un ruolo ben preciso e aveva una sua "specializzazione".

Ecco tutti i nomi:

1. Luigi Tramontano, 44 anni di Napoli (custodia cautelare in carcere).
2. Federica Caiazzo, 25 anni (custodia cautelare in carcere)
3. Antonio Scotto Di Gregorio, 38 anni di Procida (arresti domiciliari)
4. Paola Visone, 39 anni di Napoli (arresti domiciliari)
5. Pasquale De Vita, 49 anni di Napoli (arresti domiciliari)
6. Andrea Di Luise, 57 anni di Gricignano di Aversa(arresti domiciliari)
7. Rita Amoroso, 32 anni di Napoli (arresti domiciliari)
8. Xiomara Rojas, 42 anni nata a Santo Domingo (arresti domiciliari)
9. Loredana Gargiulo, 39 anni di Torre del Greco(arresti domiciliari)
10. Vincenzo Picone, 51 anni di Carinaro, vigile urbano (arresti domiciliari)
11. Mario Pantano, 39 anni di Napoli (arresti domiciliari)
12. Ferdinando Licciardiello, 25 anni di Napoli (arresti domiciliari)

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Abusi sessuali su una ragazza psicolabile, un ventunenne finisce nei guai

AVELLINO - Lei una trentenne di famiglia benestante, con problemi psichici, lui un ventunenne disoccupato avellinese I due ben presto diventano, vittima e persecutore. La giovane finisce nelle grinfie dell’aguzzino, piombando in un incubo durato dieci mesi. Il ragazzo, seppure molto più giovane della vittima, riesce a farsi consegnare - presentandosi a casa sua e mettendola sotto pressione - somme di denaro, regali, e in molte circostanze si spinge oltre. Secondo l’accusa, infatti, la giovane avrebbe subito anche violenza. Maltrattamenti che si sarebbero consumati sempre e solo in automobile in luoghi isolati. Mete preferite dal giovane, per abusare della trentenne, il Mercatone e il Parco Santo Spirito. Il ventunenne, disoccupato, dopo avere compreso che poteva - dietro pressioni psicologiche sulla ragazza - ottenere anche regali e denaro, ha iniziato a corteggiarla, fino a quando non si è trasformato in aguzzino. Una frequentazione che ha messo in allarme i genitori della trentenne. Infatti quest’ultima trascorreva molte delle sue notti fuori casa.

Violenze e abusi che sono andate avanti fino a quando i genitori non sono riesciti a far confessare tutto alla loro figlia e a denunciare gli episodi alle forze dell’ordine. Circostanze respinte con forza dal ventunenne finito nella vicenda giudiziaria, con la pesante accusa di violenza sessuale.
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venerdì 24 gennaio 2014

Spacciavano a scuola, arrestati 7 studenti Sequestrati oltre due chili e mezzo di marijuana

La Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Brescia ha emesso decine di perquisizioni e di provvedimenti cautelari nei confronti di sette studenti, di cui sei minorenni, ritenuti responsabili di un articolato spaccio di hashish e marijuana in una scuola della Valle Camonica e presso altri istituti scolastici del Bresciano. 

IL MALORE DI UNO STUDENTE - L’attività investigativa è iniziata nell’aprile 2013 a seguito del malore accusato da uno studente durante le lezioni proprio dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti, ed è stata condotta con la collaborazione dei vertici dell’istituto. Durante le indagini, sono già state arrestate altre 4quattro persone (di cui due minorenni) e sono stati denunciati in stato di libertà altri 13 ragazzi. Sequestrati oltre 2,5 chili di marijuana, quasi mezzo chilo di hashish e diverse dosi di cocaina.
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Messina, Provvidenza Grassi trovata morta in auto: era scomparsa a luglio

È stato trovato ieri a Messina il corpo senza vita di Provvidenza Grassi, una ragazza di 27 anni che risultava scomparsa dalla città dello Stretto dallo scorso luglio. Avevano cercato per mesi Provvidenza, i suoi genitori avevano anche lanciato appelli in televisione, alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, e sui giornali. Avevano pensato a una fuga volontaria e inizialmente gli inquirenti avevano sospettato del fidanzato. Provvidenza, la sera del 10 luglio scorso, era andata da lui a Rometta, centro a circa 20 chilometri da Messina. Intorno all’una era salita in macchina per tornare a casa ma da allora di lei nessuno aveva avuto più notizie. Dopo la sua scomparsa il fidanzato era stato arrestato per droga ma in merito al caso della giovane donna gli inquirenti non hanno mai trovato alcuna prova a suo carico.

Poi, nella giornata di ieri, il ritrovamento della sua auto con il cadavere all’interno. La  Fiat 600 bianca della 27enne era sotto il viadotto autostradale di Bordonaro, all’uscita dello svincolo di Gazzi, a Messina. Il corpo della ragazza, ormai in avanzato stato di decomposizione, è stato trovato da una squadra di elettricisti intervenuta per un intervento di manutenzione all’impianto elettrico. Non si sa se la giovane sia stata vittima di un incidente stradale o se qualcuno ha spinto l’automobile dal viadotto. Sul posto sono giunti i carabinieri e la squadra del Ris di Messina per compiere i primi rilievi. Sembrerebbe che la giovane sia morta in seguito a un incidente autonomo ma gli inquirenti al momento non escludono alcuna pista.

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giovedì 23 gennaio 2014

Napoli. Lei vuole separarsi, lui le cosparge la casa di benzina e tenta di ucciderla: arrestato

Napoli - Per non separarsi dalla sua compagna ha tentato di ucciderla. L'ha minacciata in tutti i modi e la donna si è salvata grazie all'intervento dei militari del nucleo radiomobile. Tornando a casa, in vicoletto santa Maria Avvocata, la giovane, un nigeriana di 27 anni, ieri sera aveva trovato l'ingresso di casa cosparso di benzina e il suo ex che minacciava di appiccare il fuoco e di sifgurarle il viso con l'acido se non gli avesse consentito l'ingresso.

I militari giunti sul posto hanno trovato benzina a terra e una bottiglia da un litro e mezzo contenente resti del combustibile. L’uomo, che nel frattempo si era allontanato, e’ stato trovato nella sua casa al vico Guarduia e alla vista dei carabinieri ha tentato di sottrarsi all'arresto. Nel corso di successivi approfondimenti e’ emerso che analoghi episodi si ripetevano da circa 2 mesi. l’arrestato e’ stato tradotto a poggioreale.
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India: sorpresa con un estraneo, il villaggio ordina uno stupro di gruppo

Una ragazza di 20 anni è stata stuprata da una decina di uomini in West Bengala, nell'India orientale, come "punizione" per una relazione con un giovane di un'altra comunità tribale. Lo riportano i media indiani. La donna è in ospedale in gravi condizioni, ma ha avuto il coraggio di denunciare i violentatori che sono stati arrestati.

L'ennesima violenza contro le donne in India è avvenuta in un piccolo villaggio rurale nel Birbhum dove vige un rigido codice di condotta del consiglio degli "anziani" ("Khap").

Dopo aver sorpreso lunedì la ragazza in casa con un amico, i responsabili della comunità hanno sequestrato la coppia e si sono subito riuniti per punire il disonore. Dopo essersi consultati hanno deciso una "multa" di 25mila rupie (circa 300 euro). In seguito al rifiuto dei due di pagare l'enorme cifra, il leader del villaggio ha ordinato lo stupro.

La giovane è stata portata in un luogo appartato e violentata ripetutamente per ore da diversi uomini più anziani che fino al giorno prima erano i suoi "uncle" ("zii"), come i ragazzi chiamano in India le persone adulte del vicinato. 

Al mattino è stata riportata dalla sua famiglia che però ha deciso di ribellarsi all'orrore. I genitori sono scappati dal villaggio e dopo averla portata all'ospedale sono andati a presentare denuncia al commissariato. La polizia ha finora arrestato 13 persone su indicazione della vittima. 

Il West Bengala è stato di recente al centro dell'attenzione per la morte di un adolescente, stuprata due volte da un "branco" e poi bruciata viva, in un distretto a un'ora da Calcutta.

Nella zona di Birbhum, luogo di origine del presidente della Repubblica, Pranab Mukherjee, vivono diverse comunità tradizionali che hanno rigidissime regole sociali simili a quelle dei talebani o a quelle del Medioevo. Quattro anni fa in questo distretto, una teenager era stata costretta a sfilare nuda in strada come punizione per una un suo flirt con un ragazzo di un altro villaggio.
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lunedì 20 gennaio 2014

Rapinavano prostitute: 6 indagati. In manette anche 3 giovani di Mugnano

MUGNANO. Rapinavano prostitute fingendosi clienti. Quattro persone sono state arrestato in seguito alle indagini condotte dai carabinieri. Si tratta di Francesco Madonia, 32 anni di Mugnano, Arcangelo Mercurio, 22 anni di Mugnano, Giovannantonio Carta, 22 anni di Piedimonte Matese (CE) e Raffaele Iazzetta, 22 anni di Mugnano. L'operazione è scattata questa mattina, ad opera dei carabinieri della compagnia di Napoli Poggioreale, che hanno dato esecuzione a una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del tribunale di Napoli. In tutto sono sei le persone coinvolte, ritenute gravemente indiziate di aver commesso una serie di rapine ai danni di donne dedite all’attività di prostituzione, nonché di gravi abusi sessuali nei confronti delle stesse. Le indagini, eseguite dai militari dell'Arma, hanno consentito di identificare il gruppo di uomini che, tra il mese di giugno e il mese di luglio dell'anno scorso, dopo aver contattato alcune giovani donne straniere che esercitavano attività di meretricio all’intemo delle proprie abitazioni ed aver concordato con le stesse un appuntamento finalizzato alla consumazione di atti sessuali a pagamento, si introducevano all’interno degli appartamenti delle vittime e, fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine e minacciando le Vittime con l’uso di armi, avevano commesso efferate rapine. In alcuni casi gli indagati, sempre sotto la minaccia delle armi, dopo essersi impossessati del denaro e di altri beni, avevano anche costretto le donne a subire atti sessuali. L’analisi dei tabulati telefonici dell’utenza utilizzata per fissare gli appuntamenti con le donne ha consentito di individuare gli indagati, tutti poi riconosciuti dalle vittime. Le indagini svolte, consistite anche in operazioni di intercettazione, consentivano di acquisire ulteriori elementi indiziari che confermavano i riconoscimenti eseguiti dalle persone offese. Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati associati alla casa circondariale Poggioreale in attesa degli interrogatori di garanzia.
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Belgio horror, un anno a letto con il marito morto. In cucina la carcassa del cane

A Ghita stava stretto quel «finché morte non ci separi» con cui il prete l'aveva legata al marito molti anni prima. Voleva restare con lui per sempre, ed è per questo che dormiva con il suo cadavere mummificato accanto, e mangiava nella loro cucina con la carcassa del loro cane «accucciata» sotto al tavolo come in una loro giornata tipo.

La macabra scoperta. Per un anno Ghita non ha voluto vedere gli insetti che mangiavano il cadavere del marito nel letto, non ha voluto sentire il fetore della carne in decomposizione. Ha proseguito la sua vita come se lui non fosse mai morto, nel sonno, una notte di circa un anno fa. E alla polizia inorridita che solo ieri l'ha trovata a letto con il cadavere, ha presentato candida il suo Marcel, che la sera prima - ha raccontato loro - si era regolarmente coricato con lei.

L'appartamento degli orrori. È stato un caso che ha portato la polizia di Anderlecht a scoprire l'appartamento degli orrori due giorni fa in un palazzo normale nella periferia industriale di Bruxelles. Da tempo i vicini sentivano cattivo odore provenire dall'appartamento di Ghita, 69 anni, e Marcel, 73, ma erano convinti che fosse colpa della spazzatura, perchè non vedevano mai nessuno portarla fuori. Ai vicini curiosi, Ghita aveva anche spiegato l'assenza di Marcel da diverso tempo: «È fuori per farsi curare», raccontò. La stessa scusa che usò con il loro padrone di casa per giustificare il mancato pagamento dell'affitto da novembre 2012. Per questo il padrone di casa, scortato dalla polizia, si è presentato ieri con l'ennesimo avviso di sfratto dall'appartamento dove ha fatto la macabra scoperta. E ha capito anche perché la donna in tutto quest'anno non è mai voluta andare via.

Odore insopportabile e insetti. Il proprietario e i poliziotti hanno sentito immediatamente il cattivo odore, hanno ispezionato la casa, e hanno trovato Ghita con lo sposo-cadavere a letto. La donna è stata portata in un ospedale psichiatrico. Dalle prima analisi, sembra che l'uomo fosse morto da quasi un anno per cause naturali, forse nel sonno per i suoi problemi di asma. I medici legali hanno spiegato che un corpo può facilmente mummificarsi in una ambiente caldo e secco. Basta qualche mese per far liquefare gli organi, poi tutti i tessuti si asciugano e restano intatti. Ma quello che è difficile immaginare, è come la donna abbia resistito agli insetti che infestavano il cadavere e agli umori che hanno impregnato il letto, sprigionando odori insopportabili secondo i legali. Per i medici, un tale livello di sopportazione interviene solo per demenza senile. O per un 'amore cieco' che rifiuta la morte del compagno
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Forlì, lega e stupra una 30enne. Vittima poi buttata giù da auto

I carabinieri hanno arrestato un 40enne accusato di aver legato al letto e stuprato nella sua abitazione di Longiano (Forlì-Cesena) una 30enne. I fatti risalirebbero al 13 dicembre. I militari avevano raccolto la vittima sul ciglio della strada scioccata e impaurita: l'uomo l'aveva gettata giù dall'auto dopo averla violentata una seconda volta mentre la riaccompagnava a casa.

Dalla sera del 13 dicembre, quando la donna, riminese, era stata soccorsa da una pattuglia dei carabinieri di Riccione, è passato poco più di un mese. Il tempo necessario ai militari dell'Arma per raccogliere elementi utili all'indagine e richiedere un'ordinanza di custodia cautelare al gip del Tribunale di Forlì. Da sabato il presunto aguzzino, un anconetano residente a Longiano (Rimini), si trova agli arresti in carcere e l'incubo della sua vittima, che per paura di ritorsioni non ha mai voluto sporgere denuncia, è finito. Le accuse per il 40enne sono di violenza sessuale, sequestro di persona e spaccio. E' stato arrestato ad Ancona mentre si trovava a casa della madre. 

Doppia violenza - Vittima e aguzzino gia' si conoscevano e quel 13 dicembre si erano dati appuntamento per passare il pomeriggio insieme a casa del 40enne, a Longiano. E' nell'appartamento che si è consumata la prima violenza sessuale. L'uomo, dopo aver chiuso a chiave la porta, ha legato al letto la donna con una corda. E dopo aver sniffato cocaina ha abusato di lei. Inutile il tentativo della donna di fuggire da una finestra o di chiamare aiuto. Il cellulare le era stato sequestrato dal violentatore.

Il secondo stupro è avvenuto in strada quando la donna ha tentato nuovamente la fuga dall'auto del 40enne che la stava riportando a casa. All'altezza di Riccione, è però riuscita a riprendere il cellulare e ha chiamato aiuto, a quel punto l'uomo l'ha scaraventata fuori dall'auto tenendo con sé il giubbotto e le chiavi di casa della vittima.
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venerdì 17 gennaio 2014

Pistoia, massacra il compagno di stanza. Nel ’98 aveva ucciso la fidanzata 20enne

Un litigio, sembra per una causa banale, forse per una luce rimasta accesa in camera da letto, ha scatenato la furia omicida di Gianluca Lotti, 38 anni, che ha ucciso il suo compagno di stanza a colpi di accetta. È accaduto la notte scorsa in una casa famiglia a Massa e Cozzile, in provincia di Pistoia. A bloccare l’assassino è stato il personale di sorveglianza della struttura. Poi sul posto è intervenuta la polizia.

Non è il primo caso di sangue che coinvolge Gianluca Lotti. Nel 1998 aveva ucciso la fidanzata a Pistoia. La giovane, Silvia Gianni, 20 anni, venne colpita con un bastone e finita con una trivella. In primo grado a Lotti fu riconosciuta la seminfermità mentale e venne condannato a 24 anni di carcere.
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giovedì 16 gennaio 2014

Bologna. Quinta aggressione sessuale in città Il sindaco: «Intollerabile»

L'identikitBOLOGNA - C'è un quinto caso di aggressione sessuale in città. Dopo la diffusione sui siti internet e sui giornali dell'identikit dell'uomo che ha già aggredito quattro ragazze nei giorni scorsi, una studentessa di 21 anni si è presentata in questura. Ha detto di aver riconosciuto in quell'identikit la persona che sabato 4 gennaio, verso le 10,30 di mattina, l'ha abbordata sull'autobus numero 89.
SULL'AUTOBUS - La ragazza ha preso il bus in via dei Mille, in centro a Bologna, diretta verso Casalecchio. A bordo c'era quell'uomo, le cui caratteristiche fisiche e accento corrispondono con la descrizione fatte dalle altre donne aggredite: ha cominciato a parlare con lei facendole complimenti, lei ha troncato la conversazione ed è scesa alla solita fermata, a Casalecchio. A quel punto però lui - ha raccontato la ragazza - l'ha seguita, l'ha afferrata e ha tentato di baciarla, palpeggiandola. Lei ha urlato e lui è fuggito. L'aggressione è avvenuta nella zona di via Marconi.

LE AGGRESSIONI - A questo punto sarebbe questa la prima aggressione. La seconda denunciata è quella avvenuta sabato mattina all'alba in via Marsala, in centro, e poi ci sono le denunce delle tre ragazze aggredite nelle ore seguenti tra via San Felice e via Sant'Isaia.

BOOM DI CHIAMATE ALLA POLIZIA - Intanto ai centralini della polizia i bolognesi, da quando mercoledì pomeriggio è stato diffuso l'identikit, hanno iniziato a chiamare. Già una trentina le segnalazioni arrivate, ora al vaglio degli inquirenti.

IL SINDACO: «BOLOGNA NON PUO' TOLLERARE QUESTI GESTI» - «Solidarietà e vicinanza» alle vittime arrivano anche dal sindaco Virginio Merola, con dalla presidente del Consiglio comunale Simona Lembi. «Auspichiamo che le Forze dell'ordine, al più presto, facciano luce su questi episodi intollerabili per Bologna, città democratica e civile - si legge in una dichiarazione congiunta - Per questo desideriamo sottolineare l'importanza della reazione forte e determinata che hanno avuto le donne coinvolte, dai primi momenti delle aggressioni, fino alla decisione di denunciare quanto accaduto. Si tratta, certo, di una scelta faticosa da parte delle parti lese, ma di esempio per tutti, perché è solo sulle responsabilità degli aggressori che va ricondotta la gravità di questi gesti che, ribadiamo, Bologna non può tollerare. Desideriamo inoltre esprimere apprezzamento per l'impegno che le forze dell'ordine stanno mettendo per fare luce in queste vicende, a partire dalle parole del Vice procuratore Giovannini e all'invito rivolto alle donne a chiamare immediatamente il 112 e il 113, ed a rifugiarsi prontamente in un locale pubblico. Ha usato parole nuove, finalmente rispettose nei confronti delle donne che subiscono aggressioni di questo tipo. Nessun consiglio paternalistico a rimanere a casa o a stare attente all'abbigliamento. Le parole del Vice Procuratore, nelle quali ci riconosciamo, ribadiscono l'autonomia delle donne, ponendo la responsabilità di quanto accaduto esclusivamente in capo all'aggressore».

Pallottola vagante uccide bimba di 5 anni mentre faceva colazione in casa

Aveva appena cinque anni. È stata falciata da un proiettile, parte di una raffica sparata da un’auto in corsa, forse addirittura a un isolato di distanza, mentre faceva colazione in casa. È la morte assurda della piccola Payton Benson, uccisa ad Omaha, in Nebraska poco prima delle 10 di giovedì mattina.

ZONA A RISCHIO, NON LA FAMIGLIA - Vittima della violenza assurda legata all’enorme diffusione in America delle armi da fuoco. Secondo la polizia di recente la zona in cui abita la famiglia di Payton, tra l’altro nipote di un consigliere cittadino, è stata al centro di violenze tra gang rivali, ma la famiglia della bambina pare non sia mai stata implicata in guerre tra gruppi rivali.

ABBANDONATA LA VETTURA - Payton non è morta sul colpo, ma dopo essere stata trasportata in ospedale da un’ambulanza. La madre, nel disperato tentativo di salvarla, non è riuscita neanche a portarla immediatamente al pronto soccorso, perché i colpi sparati avevano forato i pneumatici dell’auto parcheggiata davanti all’abitazione. La vettura da dove sono partiti i colpi è stata ritrovata abbandonata a qualche miglio di distanza.

LA TAGLIA - Gli sparatori - secondo gli inquirenti sono più d’uno - sono stati invitati a farsi avanti, mentre gli agenti hanno diffuso delle immagini dell’auto usata per la fuga e di tre uomini nelle immediate vicinanze, chiedendo alla cittadinanza aiuto per identificarli. Offerta una taglia di 5.000 dollari per informazioni in grado di tradursi in un arresto.

Martellate in testa dall'ex fidanzato, è in prognosi riservata, rischia la vita

Tenta di uccidere l'ex fidanzata a martellate: la donna rischiua la vita. Allertata, la polizia,riesce a rintracciare l'uomo che, arrestato, ha subito ammesso le sue responsabilità.

Giovanni Traversa, cinquanta anni, disoccupato e con numerosi precedenti penali, aveva allacciato una relazione con una donna di trenta anni, che un anno fa l'aveva però lasciato. Durante le festività natalizie, l’uomo aveva più volte cercato di avvicinare la ragazza, anche sul luogo di lavoro, col chiaro scopo di convincerla a riallacciare il rapporto sentimentale, ma non sembrava intenzionato a farle del male e quindi lei non lo aveva denunciato. Stamattina alle sei, conoscendone le abitudini, Traversa la ha aspettata alla fermata del bus in via Argine a Ponticelli. Essendo stato rifiutato ancora una volta ed avendo ormai perso ogni speranza ha aggredito la donna alle spalle a colpi di martello, lasciandola tramortita sull’asfalto.

Le urla della vittima, hanno attirato l’attenzione dei genitori che, alzatisi dal letto, si sono affacciati vedendo la loro figlia riversa in strada. La ragazza è stata accompagnata al pronto soccorso della vicina Villa Betania in gravi condizioni, ma è riuscita comunque a raccontare l'accaduto. Successivamente è stata trasferita al Loreto Mare dove i sanitari hanno constatato una ferita alla testa e una lieve emorragia celebrale. Attualmente è in prognosi riservata.

Allertati, gli uomini dell'ufficio prevenzione generale della polizia, che sul problema della violenza alle donne ha creato uno specifico progetto (Eva), sono immediatamente intervenuti. Grazie al sistema di videosorveglianza hanno individuato la targa dell'auto del malvivente prima in via Argine e poi nella zona dell'Avvocata dove l'uomo abita. Hanno rintracciato l'aggressore che poco dopo ha confessato ed è stato accusato di tentato omicidio.

mercoledì 15 gennaio 2014

India, aveva 12 anni la ragazza stuprata e bruciata dal branco. I medici: «Era incinta»

La giovane indiana stuprata per due volte da un gruppo di giovani nei pressi di Calcutta e poi bruciata viva aveva 12 anni, secondo quando rivela oggi il quotidiano The Hindustan Times, e non 16 come riportato ieri sempre dai media. Il giornale sostiene che la scuola dello Stato settentrionale del Bihar ha registrato come sua data di nascita il 5 febbraio 2001.

L’INCERTEZZA— La notizia, confermata dalle autorità scolastiche, contraddice quanto scritto ieri dalla stampa indiana che ha anche rivelato che la ragazza era incinta quando è morta tre giorni fa per le gravi ustioni causate da due complici dei suoi stupratori, secondo la denuncia del padre. La certificazione dell’età è spesso un problema in India, in quanto molte nascite non sono registrate, soprattutto negli stati più arretrati come il Bihar. Il padre, un tassista, si era trasferito con la famiglia in una città a 40 km da Calcutta solo da 5 mesi per permettere alla figlia di frequentare scuole migliori. La ragazza era stata stuprata da sei giovani il 25 ottobre una prima volta e poi il giorno dopo dallo stesso “ branco”, quando con il padre si era recata dalla polizia a denunciare il crimine. Lo scioccante incidente ha sollevato dimostrazioni e marce di protesta in India.

SEI ARRESTI - Tutto è avvenuto a Madhyagram, non lontano da Calcutta, dove la ragazza è stata attaccata per la prima volta nei pressi della sua abitazione. La violenza si è ripetuta identica il giorno successivo quando la giovane stava tornando a casa dal commissariato a cui aveva denunciato il primo stupro. Lo scorso 23 dicembre due delle persone legate alle violenze l’hanno quindi aggredita nuovamente nella sua abitazione e, questa volta, le hanno dato fuoco. Sei uomini sono stati arrestati. Inizialmente si è pensato che fosse stata la stessa ragazza a bruciarsi viva per il dolore (ci sono stati casi simili in passato) ma poi lei stessa, prima di morire, con un filo di voce, ha spiegato ai medici l’accaduto.

LE PROTESTE - Secondo alcuni media, la ragazza è morta il giorno di Capodanno ed era incinta. Un particolare terribile che ha fatto scoppiare le proteste a Calcutta. Il corpo della ragazza è stato immediatamente cremato, nonostante le richieste del padre. Le violenze contro le ragazze indiane sono venute alla luce nell’ultimo anno a seguito del caso della studentessa 23enne assalita su un autobus e deceduta proprio un anno fa.

TELECAMERE SUGLI AUTOBUS - Nel frattempo l’India ha annunciato che sui mezzi di trasporto pubblico saranno installati dispositivi Gps e telecamere a tutela delle donne. Il ministro delle Finanze P. Chidambaram ha fatto sapere che la commissione del governo per gli Affari economici ha approvato la proposta di installare i dispositivi sui bus e sugli altri mezzo di trasporto pubblici.
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India, turista stuprata e picchiata dal branco

«Quando è arrivata aveva un aspetto tremendo. Piangeva e sembrava disperata». Amit Bahl, proprietario dell’albergo Amax, nel centro di Nuova Delhi, racconta così il momento in cui una sua cliente, una turista danese di 51 anni, ha fatto ritorno in hotel, martedì pomeriggio. Dopo essere stata stuprata, minacciata con un coltello, picchiata e derubata da un gruppo di 8 persone. Le stesse alle quali la donna, dopo essersi persa, vicino a Connaught Place, aveva chiesto informazioni per tornare in albergo. Le forze dell’ordine hanno fermato 15 persone, ma finora non c’è stato nessun arresto. La vittima invece ha già fatto ritorno in Danimarca.

ALTRE VIOLENZE - Un altro episodio di violenza sessuale dunque, a più di un anno di distanza dal brutale stupro di gruppo ai danni di una studentessa di 23 anni (morta in seguito alle violenze). Che iniziò a richiamare l’attenzione pubblica sui casi di violenza sessuale nel Paese e nella città indiana. Nei giorni scorsi, sempre a Nuova Delhi, una donna polacca era stata aggredita e violentata da un tassista mentre si trovava con la figlia di due anni. Il 3 gennaio, una ragazzina di 12 anni è stata violentata e bruciata da un gruppo di giovani nei pressi di Calcutta.
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martedì 14 gennaio 2014

Usa due bimbi muoiono soffocati in una cassapanca

Tragedia negli Stati Uniti: due fratellini sono morti soffocati all'interno di una cassapanca dove si erano nascosti per gioco. I due, un maschietto e una femmina di neppure 10 anni, non riuscendo più a riaprirla sono rimasti intrappolati e morti per asfissia. Il paesino di Norfolk, in Massachusetts, è sotto shock. Tutto lascia pensare ad un tragico incidente, ma gli investigatori continuano ad indagare su eventuali altre cause.

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Irlanda, italiano arrestato: "L'ho ucciso e ho mangiato il suo cuore"

Un italiano di 34 anni, originario di Palermo ma da più di due anni in Irlanda per lavoro, è stato arrestato a Dublino. Saverio Bellante è accusato dell'omicidio di Thomas O'Gorman, trovato senza vita nella sua abitazione. Le prime informazioni sull'assassinio sono agghiaccianti: alla vittima sarebbe stato asportato un polmone. L'accoltellamento è avvenuto al termine di una partita a scacchi. Il reo confesso: "Ho mangiato il suo cuore".

Dall'autopsia risulta che l'organo fosse intatto ma che invece dal corpo di O'Gorman mancasse un polmone. La polizia non conferma quanto trapelato: "Dettagli troppo macabri per essere divulgati", dichiara un investigatore. 

A chiamare le forze dell'ordine sarebbe stato lo stesso Bellante, trovato poi dagli agenti sul luogo del delitto e arrestato. Stando a quanto riporta la stampa irlandese, l'italiano e l'irlandese dividevano da diversi mesi lo stesso appartamento. Bellante ormai da qualche anno vive a Dublino, dove lavora per un'azienda farmaceutica, la "Allergan", come assistente alla clientela.

Palermitano, nato il 17 luglio 1979, ha studiato all'Itc Francesco Ferrara a Palermo, poi ha frequentato l'ateneo siciliano e quindi ha preso un master in "Etica degli affari, del consumo e della responsabilità sociale" nell'Università di Siena - Arezzo". Sul suo profilo Facebook si vede che segue con attenzione il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia.
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Usa, fa rumore col telefonino al cinema: spettatore lo uccide

Sparatoria all'interno di un cinema di Wesley Chapel, una cittadina di 45mila abitanti in Florida: un uomo è morto mentre la donna che era con lui è ferita. La polizia ha fermato un uomo. Ad originare la sparatoria sarebbero stati i rumori fatti dalla vittima col cellulare. Secondo lo sceriffo della città lo sparatore si era lamentato con la coppia per i continui messaggi ricevuti sul cellulare e questo ha scatenato la violenta reazione.

Un uomo e sua moglie si erano recati al cinema per la proiezione mattutina del film "Lone Survivor". I due hanno iniziato a protestare perché una coppia seduta nella fila davanti a loro stava facendo rumore, inviando e ricevendo messaggi sul telefonino. La discussione è degenerata, e l'uomo seduto dietro ad un certo punto ha estratto una pistola e ha aperto il fuoco, sparando sia alla donna che all'uomo, che al momento non sono stati identificati.

Non è ben chiaro come l'uomo che ha sparato sia stato poi immobilizzato da un altro spettatore, in attesa dell'arrivo dello sceriffo, che lo ha poi arrestato, e dei soccorsi. Le due vittime sono state quindi trasferite in un ospedale di Tampa a bordo di un eliambulanza, ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare: è morto poco dopo, mentre la donna non è in pericolo di vita. "E' assolutamente pazzesco arrivare fino ad livello del genere", ha poi affermato lo sceriffo in una intervista tv.

«Ha ucciso la moglie a coltellate», condannato a 18 anni

SAN SEBASTIANO AL VESUVIO - È stato condannato a diciotto anni di reclusione senza l'aggravante della premeditazione Pasquale Iamone, l'operaio che nel novembre del 2012 uccise a coltellate sua moglie, Antonetta Paparo, dopo essersi appartato con lei sul Vesuvio.

La sentenza è stata letta al termine del rito abbreviato celebratosi dinanzi al gup del tribunale di Nola. Il giudice, in accoglimento della richiesta del pm titolare dell'inchiesta ha escluso l'aggravante della premeditazione, ma ha inflitto all'imputato due anni di reclusione in più rispetto alla requisitoria.

Iamone confessò di avere ucciso la moglie dopo una notte di interrogatorio: inizialmente aveva infatti tentato di depistare le indagini simulando una rapina.

Napoli. Accanito contro la ex, farina e benzina addosso, poi la investe con la moto: arrestato

Non aveva mai accettato la decisione dell'ex compagna di troncare la loro storia. Per questo aveva preso a seguirla e perseguitarla ma è finito in manette. Ora un un giovane di 22 anni, residente nel quartiere napoletano di Fuorigrotta deve rispondere di stalking.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri il 17 ottobre, dopo che la donna si era rifiutata di incontrarlo, e l'aveva investita con un motociclo causandole lesioni guaribili in 7 giorni. 

Il giorno dopo l'aveva bloccata nei pressi dell'abitazione minacciando di darle fuoco dopo averla cosparsa con una bottiglia di benzina. 

Il primo novembre le aveva lanciato contro delle uova mentre passava in strada e dopo averla buttata a terra l'aveva cosparsa di farina e colpita con calci alla testa procurandole lesioni guaribili in 3 giorni. Il 10 novembre, infine, aveva bloccato la ex sulle scale di casa e aveva preso a toccarla, contro la volontà della donna.